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  • Buonopane fa parte del comune di Barano d'Ischia, in provincia di Napoli, nella regione Campania. “Avanti la chiesa vi è un atrio spazioso, e molto arieggiato – scrive D’Ascia nel 1864– ove i naturali si radunano nei
    dì festivi, e mentre i maturi padri si trattengono a discorrere delle fasi della luna, e fanno i loro prognostici sulle future raccolte, e sui correnti prezzi de’ vini e delle mele; i giovani discorrono di caccia, le forosette di amori, e le attempate madri del prezzo della canape, del lino, e delle tele, e dell’occupazione dei loro telai, della poca puntualità delle loro committenti, mezzane, o compratrici“. Buonopane, oggi, non è più il borgo contadino descritto da D’Ascia, nè tantomeno le donne si servono ancora della sorgente per fare il bucato. “Moropano”, come si dice in dialetto, resta però una comunità coesa e gelosa delle sue tradizioni. A partire dalla ‘ndrezzata, sicuramente la più famosa di tutte.
  • Descrizione La parte più interessante della Chiesa è costituita dalla facciata: ha una sagoma che si restringe verso l'alto per la presenza di contrafforti sui fianchi laterali. Sopraelevata rispetto al suolo stradale, vi si accede attraverso una doppia r
    ampa di scale. Il portale è di pietra grigia ed è sormontato da un timpano triangolare. Ha un frontone con guglie in pietra grigia di ispirazione gotica e un finestrino strombato ad angoli arrotondati, di sapore barocco. La cupola a sesto rialzato,che si innalza su un tamburo cilindrico, intorno al quale si aprono quattro finestre. Ha una pianta a croce latina con ampio transetto, con una sola navata. Ha una cupola a volta estradossa e una copertura con volta a botte lunettata. La chiesa è stata costruita in muratura con pietrame di tufo con intonaco dipinto. Ha una decorazione in stucchi di gusto barocco.
  • Alla parte occidentale dell'isola d'Ischia, quel paese bagnato dal mare per tutta la sinuosa estensione;circondato da pianure verdeggianti; spalleggiato dal monte che si asside su i colli nella positura più voluttuosa e comoda, fiancheggiato da due corr
    enti vulcaniche, l'una a settentrione, l'altro a mezzogiorno; quel paese chiamasi Forio capoluogo di mandamento.
  • Procida è la più piccola e meno conosciuta isola del Golfo di Napoli di cui fanno parte anche Ischia e Capri.  Procida offre archeologia con il famoso isolotto di Vivara. Procida offre storia concentrata specialmente, ma non solo, nel borgo medioeva
    le Terra Murata e la vicina Corricella (particolarmente interessante l'Abbazia di S. Michele, riccamente arredata, risalente addirittura a prima dell'anno mille). Procida offre architettura definita ".spontanea' parente non vicina dell'architettura greca. I luoghi principe sono i casali, i porticcioli della Marina Grande. e Chiaiolella, ma specialmente la Corricella che a vederla da lontano offre un panorama unico al mondo( luogo tra l'altro del famoso film “ Il postino" di Massimo Troisi o il più recente “Il talento " di Mr. Repley"). I caratteri dell’ architettura di Procida sono i colori pastello tipici mediterranei.
  • La chiesa è scavata nel vivo tufo, esistente già prima del 1459. Verso il 1587 furono scavate le celle. Era l’anno 1600; al centro della chiesa è esposta la statua di San Nicola con la data in cui fu posta (1500). Nella chiesa sulla sinistra c’è la capp
    ella del crocefisso con un reliquiario. Una lapide sepolcrale del 1671 si trova al centro della chiesetta. Vi furono diversi eremiti ad incominciare dalla seconda metà del 1600. Il D’Argout morì sull’Epomeo il 17 Agosto del 1778, in concetto di santità. Egli era capitano del Castello d’Ischia. Un giorno mentre inseguiva sull’Epomeo due soldati ribelli, fu affrontato da questi e stava per essere ucciso. In quel mentre fece voto a S. Nicola di farsi eremita. Miracolosamente si salvò e, dopo si ritirò sull’Epomeo con 12 compagni d’armi. Ingrandì tutte le celle, ne scavò altre e rinnovò la chiesetta e, morto, fu sepolto sull’Epomeo. Oggi l’antico eremo è stato ristrutturato, ma versa in stato di abbandono.
  • L'Isola d'Ischia ha un'origine molto antica. Le prime testimonianze di nuclei abitativi sull'isola sono rinvenibili nella zona di Lacco Ameno, dove intorno alla metà dell'VIII secolo a.C. una colonia greca venne a mettere le proprie radici. Le caratterist
    iche dei luoghi rispondevano in pieno alla logica ed ai requisiti di un insediamento umano. Il promontorio di Monte Vico, per tre lati a strapiombo sul mare, ne divenne l'acropoli; le due insenature "sotto Varuli" e "San Montano" funzionarono rispettivamente da porto commerciale e da riparo alle navi in caso d'attacco dalla terra; la pianura di Santa Restituta permise l'attività produttiva del piccolo abitato, dislocato anche ad Arbusto, Mezzavia e Mazzola ed infine la valle di San Montano accolse la necropoli. Dovette trattarsi di una colonia di una certa consistenza, a giudicare dalla ricchezza dei reperti rinvenuti. A Monte Vico vi sono tracce di mura elleniche, blocchi basamentali di tempio; resti di strutture murarie a secco e fornaci, ceramiche, metalli lavorati, cocci vari, indicano un'intensa attività commerciale. Phitecusa fu sicuramente fondata dai Greci e specificamente degli Eubei, ma fu frequentata anche da popolazioni diverse, come dimostrano i tanti materiali rinvenuti, che non sono solo di fattura greca. Secondo molti studiosi, la cittadella di Phitecusa era una sorta di porto franco utilizzato per il commercio da mercati orientali, da artigiani provenienti da Siria, Egitto, Puglia, Calabria.
  • Borgo di Campagnano Campagnano sarebbe stato abitato fin dall’età neolitica. Si presume che la collina di Campagnano sia stata ripopolata a seguito dell’eruzione del Monte Trippodi negli anni 1201-1205, avendo trovato gli scampati un luogo sicuro e inde
    nne. Successivamente, la frazione fu teatro di un importante evento storico: “La battaglia di Campagano”, combattuta tra Ferdinando I e Giovanni D’Angiò. Le truppe del D’Angiò erano comandate da Giovanni Tortiglia mentre quelle di Ferdinando I dall’ammiraglio Poo. Era l’anno 1464 quando, scendendo dell’Epomeo con le sue truppe, l’ammiraglio Poo, si scontrò a Campagnano con gli uomini del Tortiglia. La battaglia fu cruenta e molti persero la vita. Le truppe si sparsero tre le colline di Campagnano e il borgo di Celsa (Ischia Ponte). Gli antichi isolani chiamarono il luogo “Campaniae similis”, simili alle pianure dell’antica Campania, successivamente “Campanianuse”, da cui Campagnano. D’altra parte, Campagnano, che un tempo fu un piccolo villaggio, ornato da case rurali e bellissimi fabbricati di ricchi possidenti, è divenuto oggi una frazione del comune di Ischia di considerevole proporzioni e circondato da numerose ville di lusso. È desiderio di molti abitare in un luogo in cui si può respirare aria di monte e di mare. Uscendo dalla Chiesa, imboccando a sinistra la via Campagnano, dopo circa 500 mt., si giunge in un luogo detto fuori al Rarone. Da qui si gode una delle più belle visuali dell'Isola; in basso tutto intero il Castello Aragonese, la Torre di Michelangelo o di Guevara, gli scogli di Sant'Anna, la baia di Cartaromana, ed a sinistra, sul fondo, il Golfo di Gaeta, al centro l'incantevole Golfo di Napoli e il Vesuvio e nel mezzo le isole di Procida e Vivara. Dal Rarone, cosi detto per la presenza di enormi gradoni che caratterizzano la strada, lasciando la via Campagnano e salendo a destra, dopo una passeggiata di circa 15 minuti si giunge alle Torri di Campagnano, altro incantevole borgo rimasto ancora intatto. Dopo una breve visita nell'ameno borgo, si ridiscende al Rarone, 'ove, continuando sulla via Campagnano, si arriva in una piazzetta dove trovansi un antico palazzo cosiddetto "Palazzo Quartaruolo". Ad esso si accede attraverso un portale in pietra locale e presenta un ampio cortile con al centro una cisterna che raccoglie ancora oggi le pluviali del palazzo, una volta unico approvvigionamento idrico per le famiglie che lo abitavano. La struttura venne realizzata, nel XV111 secolo dalla famiglia Mazzella. Anche, altre famiglie realizzarono case padronali fuori dal centro. Non a caso le più significative sono quelle sviluppate nell'area di pertinenza della città di Ischia tra cui vale ricordare, oltre al detto palazzo, la Villa Cilento realizzata a fine '600, come residenza del vescovo, a quel tempo, ancora dimorante sul Castello e poi casa Mazzella e Casa Curci fatte innalzare dai signorotti del Borgo di Celsa, o come case di villeggiatura oppure coloniche. Ritornando nella piazza di Campagnano, dopo averla attraversata, si incontra a sinistra, una Croce eretta nel 1953 dal popolo di Campagnano in ricordo della missione dei P. P. Passionisti. Da qui inizia Via Cà Mormile, strada basolata e quasi interamente in salita, che porta principalmente a Piano Liguori, altro borgo antico di indicibile bellezza, rimasto a sua volta intatto nel tempo e non a caso, solo da ultimo, servito dall'acquedotto pubblico. Percorrendo le stradine del villaggio si possono sentire odori e sapori di un tempo che esaltano ancor più l'amenità del luogo. Continuando il percorso ecologico si arriva ai ruderi di un'antica chiesa dedicata a San Pancrazio posta a picco sul mare, ove i fedeli ogni anno il 12 maggio partecipano ad una celebrazione religiosa con connotazioni folkloristiche. Attraversando per boschi di castagni, querce e macchia mediterranea si può arrivare fino a Monte Vezzi, luogo in cui, oltre a godere di un insuperabile panorama, si respira una finissima aria.    
  • Fascino, mistero, magia, colori, profumi, cime sonole varie componenti che rendono sublime e maestosa la montagna. Ricca di attrattive, superba e inaccesibile, essa attira come una forza magnetica. Rocce, crepacci, grotte, ghiacciai la rendono misteriosa,
    immensa ed è per questo che i naturalisti autentici cercano con essa un contatto carnale, al punto da voler conquistare cime sempre più alte e irragiungibili. È scritto che colui che aspira con tutte le proprie forze e con profonda passione di raggiungere le vette più vicine al cielo, sente la necessità di elevare la propria anima.
  • Descrizione La parrocchia di S. Francesco Saverio, un tempo era una chiesetta dedicata alla Madonna delle Grazie e solo successivamente fu intitolata a S. Francesco Saverio. L'edificio è sopraelevato rispetto alla strada e vi si accede attraverso una do
    ppia rampa di scale, che conduce al cortile esterno e poi al sagrato. Ha un portale rinascimentale in pietra di tufo verde ed una edicola con due archetti per le campane. La facciata, molto semplice, è incorniciata in tufo di pietra verde. L'interno è ad una sola navata con volta a botte, mentre l' abside ha una volta a vela. All’ interno si trovano: Pala di Alfonso Di Spigna del 1741 “S. Francesco Saverio e S. Ignazio di Lodola davanti alla Madonna delle Grazie”; tela “Deposizione della Croce” del pittore foriano Gennaro Migliaccio (1766); statua dell’Immacolata e di San Francesco Saverio; dipinto recente con“S Vito Martire” del pittore foriano Fiorentino.    
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